VITA PULSANTE è la mostra immaginata e voluta da ICO Impresa sociale, allestita nelle storiche bacheche che popolano la portineria delle Officine ICO di Ivrea. L’idea è quella di dare voce a lavoratrici e lavoratori i cui nomi non trovano posto nei libri. Le fotografie sono state scelte dall’Associazione Archivio Storico Olivetti, mentre Maestria Canavesana ha curato i testi. In particolare, Marco Peroni si è ispirato al linguaggio del fotoromanzo, fra emozione e divertimento.
Appena varcata la soglia d’ingresso delle Officine ICO di Ivrea – insomma l’ex portineria, dove oggi c’è il nuovo Visitor Centre – si trova un’area che a sua volta introduce al “mitico” Salone dei 2000, dove si trova dal 1948 la statua dedicata al fondatore dell’azienda Camillo Olivetti. Proprio in quest’area di passaggio si trovano ancora oggi le bacheche originali in cui le più diverse forze politiche e sindacali potevano affiggere quotidianamente i loro comunicati. Questo luogo di transizione, insomma, ricopre un’importanza notevole: è a suo modo testimone della libertà d’opinione che attraversava l’azienda. Come ricordava lo stesso Adriano Olivetti intorno alla metà degli anni Cinquanta:
«E voglio anche ricordare come in questa fabbrica, in questi anni, non abbiamo mai chiesto a nessuno a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse o ancora da quale regione d’Italia egli e la sua famiglia provenissero».
Bene, in quelle bacheche, così importanti per operai e impiegati, oggi ICO Impresa sociale dedica una mostra, VITA PULSANTE, i cui protagonisti sono proprio i lavoratori della Olivetti, nelle più diverse epoche. Una mostra “leggera”, che affianca alle fotografie dell’Associazione Archivio Storico Olivetti i testi di Maestria Canavesana. Per l’occasione, Marco Peroni si è ispirato al linguaggio del fotoromanzo, utilizzandolo per far parlare donne e uomini ritratti in fotografia e facendo emergere lo “spirito” di fabbrica, tra emozione e divertimento.
«Una storia ripulita da ogni contraddizione, grinza, difetto è una storia inventata. E anche la storia di una fabbrica come questa – diciamo pure speciale, che copre con la sua parabola tutto il Novecento – è certamente la storia di un’idea luminosa, ma anche di mani, di braccia, di gesti, fatica, sirene, rumore, dialetto, battute, maledizioni, scintille. E, ancora, di milioni di sospiri, grugni, sorrisi, cartoline non da spedire ma da timbrare, cose da imparare e cose da dimenticare, pacche sulle spalle e spalle voltate, storie d’amore, giornate volate e giornate interminabili, barzellette, carriere compiute e carriere mancate, promozioni e infortuni, occhi lucidi per un complimento meritato e occhi gonfi per il sonno perduto. Le donne e gli uomini di fabbrica, dei quali i libri non elencano i nomi, sono i protagonisti di questo breve racconto per immagini. Un omaggio che vorremmo il più possibile leggero, simpatico e profondo. E un po’ più vicino alla cultura popolare, che è spesso l’altra grande assente».